Gian Alberto Blanc
La radioattività per datare la preistoria
Gian Alberto Blanc (1879-1966) si avvicinò alla preistoria attraverso lo studio dei fenomeni radioattivi - tra le altre attività, lavorò per due anni nel laboratorio di Marie Curie a Parigi.
L’utilizzazione di metodi geochimici e chimico-fisici si rivelò infatti fondamentale per le indagini geocronologiche applicate alla geologia quaternaria in generale e alla stratigrafia dei giacimenti archeologici in particolare.
Professore a Roma
G.A. Blanc, professore di Geochimica all’Università di Roma,
fu tra i primi in Italia a dedicarsi agli studi
sedimentologici applicati
ai riempimenti pleistocenici delle grotte occupate dall’uomo nella
preistoria.
In questo modo ebbe occasione di incontrare e collaborare con esperti delle
ricerche paletnologiche e paleontologiche, formandosi una vasta cultura sulla
paleoecologia quaternaria.
La nascita della paleontologia
Una volta costituito, il Comitato per le Ricerche di Paleontologia Umana in Italia, si fece da subito promotore di sistematiche attività di scavo in giacimenti quaternari, primo tra i quali quello di Grotta Romanelli , diretto da G.A. Blanc dal 1914.
Lo scavo rappresenta una pietra miliare nel campo della ricerca archeologica interdisciplinare, “... una ricerca destinata a rimanere memorabile negli annali della scienza dell’uomo, sia per il metodo con cui veniva condotta, sia per i risultati conseguiti” (Sergi S., 1934 - La esplorazione della Grotta Romanelli compiuta da Gian Alberto Blanc. Rivista di Antropologia, XXX).
La metodologia
Inizialmente, G.A. Blanc e collaboratori analizzarono il deposito del riempimento,
dal punto di vista petrografico e paleontologico, prendendone in esame i
complessi faunistici.
Successivamente, correlarono la formazione dei vari livelli con le oscillazioni
climatiche quaternarie e studiarono l’industria litica rinvenuta.
Per quanto riguarda il territorio laziale G.A. Blanc fu autore di alcune ricerche, tra le quali quelle condotte sui terrazzi fluviali di Tevere e Aniene, e riconobbe, visitando il promontorio del Circeo, il particolare interesse scientifico della zona.

