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Aldobrandino Mochi

I protagonisti dell'Isipu: Aldobrandino MochiLa formazione

Aldobrandino Mochi (1874-1931), successe a Paolo Mantegazza (1831-1910), ottenendo la cattedra di Antropologia a Firenze e divenendo Presidente della Società Italiana di Antropologia e Etnologia fondata dal suo predecessore.

Si dedicò inizialmente ad indagini etnografiche, curando le collezioni conservate a Firenze e raccogliendo una personale collezione di oggetti “popolari” caratteristici, provenienti da varie regioni italiane, che andarono a costituire in primo nucleo del Museo del’Etnografia Italiana fondato a Firenze nel 1906 assieme a Lamberto Loira.

Promosse l’istituzione di un laboratorio antropometrico presso il Museo di Antropologia, del quale, dopo la morte di Mantegazza, assunse la direzione.

Morfologia somatica e antropologia etnica

Gli interessi maggiori del Mochi, attorno ai quali imperniò la maggior parte dell’attività di ricerca universitaria, furono la morfologia somatica e l’antropologia etnica.

Lo studio di fossili umani argentini (sui quali pubblicò una memoria) avvenuto nel 1910, avvicinò Aldobrandino Mochi alle tematiche connesse con la preistoria.

Interdisciplinarietà e panleontologia umana

In quest’ambito fu uno dei primi a comprendere la necessità di una fondamentale interdisciplinarietà tra le scienze naturali e la paletnologia per lo studio dell’uomo nel Quaternario, in un periodo nel quale ci si limitava ad una mera seriazione di strumenti in pietra.
Queste teorie trovarono una completa formulazione nella stesura del programma del Comitato per le Ricerche di Paleontologia Umana in Italia.
Nel testo del programma sono infatti evidenti due intenti principali:

  1. “... non lasciare che l’Italia, neppure in questo campo, rimanga addietro alle altre nazioni, e che, tanto peggio, debbano gli stranieri venire a ricercare i preziosi vestigi dei nostri padri più antichi ...”
  2. contribuire all’intensificazione delle esplorazioni e degli scavi allo scopo di cercare resti dell’umanità fossile, stabilire la successione delle fasi culturali attraverso lo studio delle industrie litiche e datare i reperti con il contributo delle analisi faunistiche e geologiche.

Nello stesso testo viene inoltre sottolineato che, benché queste problematiche interessino anche gli archeologi preistorici, rientrano pienamente nel dominio delle scienze naturali, in particolare dell’antropologia.

Traspare chiaramente da queste parole, scritte dallo stesso Mochi, la polemica contro la tradizione storico-filologica dell’archeologia e la volontà di “... trasportare lo studio delle origini umana dal campo puro e semplice dell’archeologia preistorica, ad un campo molto più vasto, cioè a quello della ecologia... ”, come ricorda G.A. Blanc in occasione della commemorazione per la scomparsa del collega.

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