Sedia del Diavolo, Roma
Locazione del sito e ricerche dell'Ottocento
Il giacimento di Sedia del Diavolo, è situato, come lo era anche il Monte delle Gioie nel penultimo terrazzo pleistocenico dell’Aniene.
La cava della Sedia del Diavolo era sulla riva sinistra del fiume, all’altezza dell’attuale piazza Addis Abeba.
Romolo Meli, nel 1882, diede un primo importante contributo alla conoscenza del sito, rilevando la serie stratigrafica della cava. A.C Blanc, nel corso delle ricerche nella bassa valle dell’Aniene condotte a seguito della scoperta dei crani di Saccopastore (1929-1935), ebbe modo di mettere in correlazione la stratigrafia dei due giacimenti limitrofi (Monte delle Gioie e Sedia del Diavolo) raccogliendo in entrambi reperti faunistici e litici (Taschini, 1967).
La stratigrafia
Per quanto riguarda la stratigrafia del giacimento, il termine inferiore della serie è costituito da ghiaie prive di prodotti vulcanici, ricoperte da un banco di tufo “lionato” (di oltre 25 m di spessore) che, secondo il Meli, nella parte più bassa conteneva resti di elefanti e cervidi.
Al di sopra di ulteriori livelli di tufo e limo sabbioso, un nuovo ciclo di deposizione dell’Aniene produsse uno spesso strato di ghiaie e sabbie, contenenti fauna fossile, industria litica e resti umani (oltre alle note “pomici nere”, provenienti dal vulcano Sabatino, rimaneggiate).
Il complesso di depositi è ricoperto da piroclastiti grigie con pomici bianche a cui si sovrappongono terreni privi di industria litica (Blanc A.C., 1948; Taschini, 1967).
Datazione e reperti
Attualmente, in base a correlazioni stratigrafiche con altri siti romani,
si ritiene che il livello contenente materiale
archeologico di Sedia del
Diavolo, sia più antico di quello di
Saccopastore, attribuibile probabilmente
ad una fase della glaciazione rissiana.
Per quanto riguarda i resti umani, si tratta di un
secondo metatarsale destro e di un frammento di diafisi
di femore.
Sempre nelle ghiaie, sono stati rinvenuti abbondanti resti
faunistici:
- Elepahs antiquus,
- Hippopotamus amphibius,
- Rhinoceros sp. cfr. R. Mercki,
- Bos primigenius,
- Dama dama,
- Cervus elaphus,
- Equus caballus,
- Sus scrofa,
- Canis sp. cfr. Lupus,
- Lepus sp. Oryctolagus cuniculus,
- Felis sp. cfr. Pardus,
- Aves.
Nella sabbie gialle soprastanti sono stati rinvenuti ancora resti di Bos, Cervus, Equus.
L'industria litica
L’industria litica raccolta da A.C. Blanc è molto scarsa: la materia prima consiste in piccoli ciottoli silicei tipici del Lazio. E’ attesta la tecnica di percussione diretta ma anche quella bipolare; sono presenti anche esempi di talloni preparati.
E’ assente la tecnica Levallois. Il ritocco di tipo Quina è visibile su alcuni pezzi, sebbene l’azione di ravvivamento di alcuni margini lo abbia cancellato. Sono presenti raschiatoi, denticolati e intaccature. Nel complesso l’industria non mostra di aver subito gravi danni a causa del trasporto da parte della corrente.

