Palidoro, Roma
Genesi della scoperta
Il giacimento paleolitico superiore di Palidoro è stato scoperto durante lavori di cava in un deposito di travertino ca. 30 km a nord di Roma, 1,5 km a destra della via Aurelia (vedi Bietti, 1976-77a).
Il territorio a nord di Roma lungo la via Aurelia è stato oggetto di interesse parte dei ricercatori fin dal XVIII secolo (Cermelli, 1782; Pellati, 1882; Clerici, 1887). In particolare, il territorio di Palidoro fu oggetto di interesse paletnologico da parte di A.C. Blanc (1937) e il sito epigravettiano venne scoperto quasi contemporaneamente a quello di Torre in Pietra nel 1954 (Blanc A.C., 1955b).
Le ricerche degli anni Cinquanta
In seguito a rinvenimenti di fauna fossile effettuati da G. Leonardi, vennero organizzate ricognizioni sistematiche nella zona (Fosso della Caduta o Rio Palidoro) da A.C. Blanc e V.G. Chiappella dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana.
Lungo il lato nord di una cava di travertino, venne rinvenuta alle fine del 1954 abbondante industria del Paleolitico superiore e fauna fossile, che fu interpretata come relativa ad un riparo naturale collassato.
Continuarono ricognizioni sistematiche e nel 1955 venne organizzata una regolare campagna di scavo seguita da P.F. Cassoli e continuata, negli anni seguenti, da V.G. Chiappella.
Analisi degli anni Settanta
A partire dal 1972 una nuova analisi stratigrafica del giacimento (a cura
di A.G. Segre, A. Palmieri, P.F. Cassoli e A. Bietti), purtroppo disturbato
da lavori e attività clandestine, basata sui vecchi scavi e su ulteriori
fronti della cava, ne ha permesso una migliore e più approfondita
comprensione (Segre, 1976-77; Palmieri, 1976-77; Bietti, 1976-77b, Cassoli,
1976-77).
E’ stata riconosciuta per i livelli epigravettiani una frequentazione intensa e non molto prolungata del riparo, probabilmente stagionale.

