Fontana Ranuccio

Il bacino pleistocenico di Anagni

Il sito di Fontana Ranuccio è uno dei principali giacimenti paleontologici del bacino pleistocenico di Anagni. Il bacino di Anagni, comprendeva un’area di 20 km2 e aveva al suo centro uno spesso strato di argille e limi. I margini del bacino, a varie riprese, sono stati popolati da una ricca fauna di uccelli e mammiferi, fra cui l’uomo.

Gli scavi a Fontana Ranuccio

Nel 1976 l’estrazione di pozzolana in una cava a Ovest di Anagni metteva in luce i resti di un considerevole giacimento preistorico. Luciano Bruni e Mario Anzellotti di Anagni, interessatisi della faccenda, ne informarono l’Istituto che, a partire dall’anno successivo, condusse campagne di scavo regolari e interdisciplinari. Nel 1983 la cava venne fermata e il giacimento vincolato. Da allora, sotto la direzione del prof. A.G. Segre, si è scavata la porzione nord-occidentale dello strato fossilifero che, nonostante la modestia dei mezzi impiegati, ha fornito straordinari reperti paleontologici e archeologici.
Nel 2003 è iniziata una nuova fase delle ricerche volta alla progettazione di un intervento su più ampia scala, all’approfondimento dello studio paleoecologico e stratigrafico e a un maggiore coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni locali.
Nel 2005 sono stati effettuati cinque sondaggi e due trincee, per una superficie totale di 35 m2, che documentano come lo strato fossilifero residuo sia esteso per almeno 600 metri quadri, su uno spessore massimo di un metro; se aggiungiamo a questi l’estensione osservata nella sezione a Nord del giacimento possiamo stimare che il sedimento fossilifero disponibile sia di almeno 1000 metri cubi.
Dal 2007 le ricerche, in regime di concessione dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, sono dirette dal dott. F. Parenti e il cantiere è sede di una scuola di scavo archeologico e paleontologico. Vi collaborano numerosi studiosi, soci dell’Istituto, ma appartenenti ad altre Istituzioni, quali il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano, l’Università di Cassino, l’Università Sapienza di Roma, l’IGAG-CNR.

La stratigrafia di Fontana Ranuccio (dati in corso di revisione)

La serie di Ranuccio è costituita dalla seconda fase di attività del complesso vulcanico laziale. Si riconoscono tre gruppi su uno spessore totale di 12 m.

Alla base della serie si trova uno spesso strato di pozzolane (A) che è stato sfruttato dalle cave e ha un’età compresa tra 528 e 487 ka.
Una chiara discontinuità (D) separa le piroclastiti dalla base del secondo gruppo di strati (B), composto da una serie di paleosuoli e sedimenti vulcanici pedogenizzati, e che è datato fra 487 e 366 mila anni da oggi.
Questo gruppo include uno spesso livello cineritico del complesso vulcanico dei Monti Ernici, contenente una flora caucasica con Buxus cf. sempervirens, Alnus glutinosa, Zelkova crenata, sul quale si trova l’unico strato archeologico e fossilifero, datato a 458 ka. Alla sommità si trova il gruppo di strati costituito da piroclastiti deposte in ambiente freddo (C), tufo «lionato», e da livelli pedogenizzati con industrie musteriane sparse.

Lo strato archeologico e fossilifero

E’ composto di lapilli e scorie in una matrice di sabbia colluviale pedogenizzata. Al suo interno vi sono numerose croste ferrifere derivate dalla deposizione diagenetica di ossidi. Nello strato fossilifero si trova una ricca fauna comprendente: Elephas (Palaeoloxodon) antiquus, Stephanorhinus hemitoechus, Hippopotamus amphibius, Equus mosbachensis, Sus scrofa ferus, Megaloceros solilhacus, Cervus elaphus, Dama clactoniana, Megaceroides verticornis, Bos primigenius, Bison schoetensacki, Ursus deningeri, Cuon alpinus, Panthera leo spelaea, Lepus capensis, Castor fiber, Macaca sylvanus florentinus, Anser fabalis, Anas penelope.

Questa associazione faunistica è compatibile con lo stadio isotopico 11 e costituisce l’Unità Faunistica di riferimento del periodo Galeriano superiore del Pleistocene medio italiano.
I resti paleoantropologici consistono in quattro denti, due incisivi e due molari inferiori (destro e sinistro), appartenenti probabilmente a Homo heidelbergensis.

Numerosi strumenti litici e su osso sono stati raccolti sia nella terra di risulta della cava che in strato. Appartengono a quattro gruppi: 

  1. Un insieme di piccoli manufatti di selce grigia, marrone o nerastra, perlopiù scarti di lavorazione, ma che annovera anche dei semplici strumenti, come raschiatoi e denticolati;
  2. Quattro bifacciali di selce o lava, attribuibili alla seconda fase dell’Acheuleano laziale.
  3. Uno strumentario osseo grossolano, ottenuto in genere da grandi diafisi di ossa lunghe di elefante da epifisi di metapodi di bovino.
  4. Un piccolo numero di strumenti ossei scheggiati e ritoccati con estrema maestria tecnica, fra essi spicca il bifacciale che è il simbolo del nostro Istituto.

Benché l’origine di molti strumenti frusti su osso debba ancora essere sottoposta a una dettagliatata analisi tafonomica, lo strumentario di Ranuccio può essere paragonato a quello, un po’ più recente, del giacimento tedesco di Bilzingsleben. 

La scuola di scavo

Dal 2008 l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana accoglie studenti di università italiane e straniere per lo svolgimento di attività didattiche interdisciplinari sui cantieri di scavo della valle Latina. L’Università Sapienza di Roma è presente con i Dipartimenti di Scienze della Terra, Biologia Ambientale, Scienze Storiche, Antropologiche e Archeologiche dell’Antichità.
Nel 2006 è stata stipulata una convenzione con l’Università di Cassino, la più direttamente interessata, per motivi territoriali, alle ricerche preistoriche nel Frusinate.
La scuola di scavo è coordinata dall’Istituto e si svolge prevalentemente nei mesi estivi, con disponibilità di posti variabile in funzione dei finanziamenti. Vi si possono apprendere le numerose tecniche necessarie alla ricerca preistorica e paleontologica: rilevamento topografico e di scavo, GIS e analisi spaziale, stratigrafia, riconoscimento, consolidamento e catalogazione delle faune, ricerca di microfossili.

BIBLIOGRAFIA