Coste San Giacomo

Il sito pleistocenico di Coste San Giacomo (CSG) è uno dei pochi giacimenti italiani e europei con una fauna a vertebrati del Villafranchiano medio. Fu scoperto nel 1978 durante le ricerche dell’IsIPU, in particolare dal Prof. Italo Biddittu, lungo i terrazzi fluviali del Fosso delle Mole. Durante gli anni ottanta e novanta furono effettuate molte raccolte di superficie di numerosi resti di grandi mammiferi. Nel 1990 fu scavato un piccolo sondaggio a margine della strada campestre. Nel 1997, per l’importanza biocronologica dell’associazione a mammiferi, Gliozzi et al. hanno istituito l’Unità Faunistica di Coste San Giacomo. Le attività di ricerca sono riprese negli ultimi anni in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra della “Sapienza – Università di Roma”.

Nel settembre 2009 è stato effettuato un carotaggio di circa 40 metri per studiare in dettaglio gli ambienti deposizionali di questa porzione del bacino di Anagni. 

Nel 2011 sono stati effettuati 4 sondaggi stratigrafici a lato della strada e nel settembre del 2013 per la prima volta è stato effettuato uno scavo sistematico dove sono stati portati alla luce numerosi reperti di piccoli mammiferi oltre a quelli di grandi mammiferi. Sono state riconosciute 19 specie di grandi mammiferi e 8 di piccoli mammiferi.
Di particolare 
importanza biocronologica è la presenza simultanea del mastodonte Anancus arvernesis (ultima presenza nella penisola italiana) e del Mammuth meridionale Mammuthus merdionalis (prima presenza nella penisola italiana). Inoltre il ritrovamento negli ultimi anni di una porzione di un incisivo di Hippopotamus sp. testimonia l’apparizione di questo genere nel continente europeo. Il ritrovamento di numerosi reperti di piccoli mammiferi, tra cui quello dell’arvicolide Mimomys pliocaenicus, ha permesso di poter confrontare le scale biocronologiche sia a grandi che a piccoli mammiferi. Le analisi paleobotaniche e paleomagnetiche, insieme alle analisi biocronologiche, indicano un’età di circa 2,1 milioni di anni per l’associazione faunistica di CSG.
Dal punto di vista paleoambientale la presenza di ippopotami, di castori e della talpa acquatica del genere Galemys (primo ritrovamento in Italia) indica l’esistenza di ambienti di fiume; mastodonti, grandi cervi, rinoceronti e scoiattoli indicano ambienti forestati mentre gazelle, canidi e mammuth indicano spazi più aperti.

Il sito di CSG è quindi di fondamentale importanza per la comprensione dei cambiamenti climatici e dei turnover faunistici intercorsi durante il Pleistocene inferiore nell’Europa mediterranea.