Category Archives: Siti archeologici

Missione geoarcheologica italo-brasiliana 2014 in Giordania

Il 9 novembre 2014 si è conclusa la seconda campagna di ricerche nell’alta valle dello Zarqa, 30 km a NE di Amman. Giacimenti del Paleolitico inferiore antico affiorano in un terrazzo fluviale spesso oltre 20 m e compreso fra una colata di basalto, in corso di datazione, e una spessa crosta carbonatica, il cui contenuto faunistico è datato a circa un milione di anni. Industrie litiche su scheggia si trovano abbondanti in tutta la sequenza e questo significa che è possibile analizzare l’evoluzione dell’Olduvaiano in un consistente lasso temporale.
Le ricerche sono condotte da Fabio Parenti, presidente IsIPU e professore vistante alla Universidade de São Paulo, Walter Neves e Astolfo Araujo (Universidade de São Paulo), Giancarlo Scardia (Universidade Estadual de São Paulo) e Mercedes Okumura (Universidade Federal do Rio de Janeiro), con finanziamenti della Fundaçao de Amparo a Pesquisa do Estado de São Paulo e col contributo del Ministero degli Affari Esteri italiano. Domenica 26 ottobre gli scavi sono stati visitati da Patrizio Fondi, Ambasciatore d’Italia in Giordania e da Marco Marzeddu, addetto culturale dell’Ambasciata.
Le ricerche hanno l’obiettivo di datare la sequenza archeologica più antica a Est del Giordano, contribuendo a chiarire le modalità e la cronologia del popolamento umano della regione che, fin dall’inizio del Pleistocene, è stata al centro di un intenso scambio biogeografico a cavallo tra tre continenti: Africa, Asia, Europa.
La campagna riprenderà nell’ottobre 2015.

Pubblicazione volume “L’insediamento eneolitico di Selva dei Muli”

L’insediamento eneolitico di Selva dei Muli. Le ricerche dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Memorie dell’Istituto italiano di Paleontologia Umana N.7, 2013

Contributi di Italo Biddittu, Alberto Cazzella, Alessandra Facciolo, Claudia Minniti, Aldo G. Segre, Agnese Sperduti, Antonio Tagliacozzo
La collina di Selva dei Muli si colloca nella piana alluvionale del Sacco ad ovest di Frosinone e ad un chilometro circa dall’attuale corso del Fosso Cencia. Nella cartografia laziale del XVII secolo (la località viene indicata con il nome generico di Mole e quello di Selva de’ Murri sive Silva Mollis, dal quale deriva il toponimo attuale. Nelle medesime carte è indicata la presenza in quest’area di una delle più importanti vie di comunicazione che univa il versante pontino con l’Abruzzo marsicano e il reatino. Nel Medioevo il luogo assunse importanza strategica per la difesa del transito tra Lazio e Campania e per i molini disposti alla confluenza dei due corsi d’acqua, il Sacco e il Cencia.

L’area a nord della collina è stata oggetto di lavori in tempi diversi per la realizzazione di scali ferroviari collegati con la stazione di Frosinone, paralleli alla linea principale della ferrovia Roma Napoli che si sviluppa in questo punto con percorso orientato E-W. Un primo tracciato è stato realizzato nel 1971 con lavori che hanno intaccato e portato alla luce gli strati archeologici di un insediamento dell’Età del rame. Ulteriori opere di sbancamento per la realizzazione di un nuovo scalo ferroviario parallelo a quello del 1971sono stati compiuti tra il 1979 e il 1981 e hanno fornito l’occasione all’Istituto Italiano di Paleontologia Umana di effettuare lavori di scavo di una porzione dell’abitato preistorico. Durante gli scavi sono stati riportati in luce diverse strutture e sosno stati recuperati molti reperti ceramici, litici e resti animali. Questi, di cui viene ora fornita una documentazione esaustiva,hanno permesso di ricostruire le principali attività dell’insediamento eneolitico e di inquadrare la vita dell’abitato nell’ambito della facies di Laterza.

 

Campagna di scavo 2014 Grotta de’ Santi

Dal 27 maggio al 21 giugno si è svolta, su concessione del Ministero e col fondamentale supporto logistico del Corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, l’appoggio del Comune di Monte Argentario, della Capitaneria di Porto di Porto S. Stefano, dell’Accademia Mare Ambiente di Porto S. Stefano e dei Divers di Monte Argentario, la campagna di scavo annuale nella Grotta de’ Santi (Monte Argentario, GR) condotta dal Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – U.R.  Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena in collaborazione  con l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, sotto la direzione della dott.ssa Adriana Moroni. Alla campagna hanno partecipato studiosi di varie discipline e studenti italiani e brasiliani. Gli scavi sono stati visitati dal Prof. J.J. Hublin del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Lipsia, col quale è stata stabilita una collaborazione per indagini stratigrafiche e geocronologiche, dai prof. L. Piccini (Univ. Firenze) e Gianni Zanchetta (Univ. Pisa) per lo studio degli speleotemi, dal dott. D. Gianolla per lo studio delle malacofaune. Il 7 giugno a grotta è stata visitata dal Console Generale del Brasile Paulo Roberto Palm e signora. Nel corso dello scavo la grotta è stata visitata anche dalle troupe televisive di “Linea Blu” (Rai1) e “Wild” (Italia1) che hanno effettuato riprese ed interviste successivamente trasmesse nei rispettivi programmi.
Il 25-26 Agosto è stata effettuato da Ricercatori dei Dipartimenti di Scienze della Terra delle Università di Pisa e di Firenze il rilievo georadar della superficie del riempimento per determinarne lo spessore e la consistenza e programmare l’estensione delle indagini future.
I principali risultati della campagna 2014 sono:

  • messa in luce di superfici di focolari su tre livelli differenti
  • rilevamento di tutte le sezioni stratigrafiche
  • campionamento per datazioni
  • determinazione preliminare delle malacofaune
  • rilevamento georadar

La prossima campagna di scavo e’ prevista per il giugno 2015.

IsIPU in Giordania

Si conclusa a ottobre 2013 la prima campagna di ricerche sul Paleolitico della Valle dello Zarqa, condotta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana insieme alla Universidade de São Paulo (Brasile) e alla Hashemite University di Zarqa (Giordania). L’obiettivo è quello di datare i siti archeologici paleolitici scoperti negli anni ’90 dalla missione dell’Università di Roma coordinanata da Gaetano Palumbo. A quel tempo vennero trovati numerosi giacimenti del Pleistocene inferiore e medio, con grandi quantità di industrie litiche di modo 1 e 2. Una prima attribuzione cronologica, basata sui dati archeologici e biostratigrafici attribuiva al giacimento più antico un’età di un milione di anni (scarica l’articolo). Successivamente non è stato possibile ritornare sul posto, ma da quest’anno, grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto e l’Università di Sao Paulo, si sono create le condizioni minime per la ripresa delle ricerche. Vi partecipano Fabio Parenti (archeologo e coordinatore), Giancarlo Scardia (geologo), Walter Neves (Paleoantropologo), Astolfo Araujo (Geoarcheologo), Bilal Khreishat (geoarcheologo) e Fareed Al-Shishani (studente in gestione dei beni culturali). L’équipe ha lavorato nei dintorni del villaggio di Sukhne, prelevando campioni per le datazioni al paleomagnetismo, industrie litiche in affioramento e facendo analisi stratigrafiche e geomorfologiche.

Il 9 novembre 2014 si è conclusa la seconda campagna di ricerche nell’alta valle dello Zarqa, Giacimenti del Paleolitico inferiore antico affiorano in un terrazzo fluviale spesso oltre 20 m e compreso fra una colata di basalto, in corso di datazione, e una spessa crosta carbonatica, il cui contenuto faunistico è datato a circa un milione di anni. Industrie litiche su scheggia si trovano abbondanti in tutta la sequenza e questo significa che è possibile analizzare l’evoluzione dell’Olduvaiano in un consistente lasso temporale.
Le ricerche sono condotte da Fabio Parenti, presidente IsIPU e professore vistante alla Universidade de São Paulo, Walter Neves e Astolfo Araujo (Universidade de São Paulo), Giancarlo Scardia (Universidade Estadual de São Paulo) e Mercedes Okumura (Universidade Federal do Rio de Janeiro), con finanziamenti della Fundaçao de Amparo a Pesquisa do Estado de São Paulo e col contributo del Ministero degli Affari Esteri italiano.
Domenica 26 ottobre gli scavi sono stati visitati da Patrizio Fondi, Ambasciatore d’Italia in Giordania e da Marco Marzeddu, addetto culturale dell’Ambasciata.
Le ricerche hanno l’obiettivo di datare la sequenza archeologica più antica a Est del Giordano, contribuendo a chiarire le modalità e la cronologia del popolamento umano della regione che, fin dall’inizio del Pleistocene, è stata al centro di un intenso scambio biogeografico a cavallo tra tre continenti: Africa, Asia, Europa.
La campagna riprenderà nell’ottobre 2015.